La prima volta che mi hanno offerto la Souma non sapevo cosa stessi bevendo. Un bicchierino piccolo, liquido trasparente, profumo di fico maturo e qualcosa di più acuto sotto. L'ho bevuto come si beve un digestivo. Ho capito subito che era un errore — ma un errore di quelli piacevoli.
La Souma è il distillato tradizionale di Karpathos. Si produce dalla fermentazione dei fichi selvatici che crescono sull'isola, poi dalla doppia distillazione in alambicchi di rame che alcune famiglie conservano da generazioni. È simile alla grappa italiana per il processo, ma diversa nel sapore: più rotonda, con un fondo dolce che non ti aspetti.
Non si compra al supermercato. Si riceve. E chi te la offre ti sta dicendo qualcosa.
La produzione è per lo più familiare e informale. Ogni anno, quando i fichi sono maturi — tra agosto e settembre — alcune famiglie avviano la distillazione. Il risultato non è mai identico: cambia con la stagione, con la pianta, con chi la fa. Questa irregolarità è considerata un pregio, non un difetto. La Souma buona ce l'ha tua zia, non lo scaffale.
C'è un pasto a Karpathos che non dimenticherò mai. Inizia dai primi tre capitoli.