C'è un momento, in ogni viaggio vero, in cui smetti di guardare il posto e cominci a sentirlo. Per me quel momento è arrivato a Karpathos, in un punto del viaggio in cui non mi aspettavo che un'isola potesse cambiare qualcosa.
Non avevo in programma di restarne segnato. Ero arrivato come arrivano tutti: con una valigia, qualche giorno libero, e l'idea che si trattasse di una parentesi. Quello che ho trovato invece è stato un posto che continuava a chiamarmi indietro, viaggio dopo viaggio, fino a diventare qualcosa che non riuscivo più a definire semplicemente "vacanza".
"Le cose più importanti, qui, raramente sono quelle che vai a cercare apposta."
A un certo punto ho dovuto fare una scelta che non avevo previsto: continuare a vivere Karpathos come una parentesi, oppure lasciare che diventasse parte della mia vita reale, quella di tutti i giorni. Non è stata una decisione presa a tavolino. È successa per accumulo, un viaggio dopo l'altro, finché non c'è stato più un "dopo" da aspettare.
Ho deciso di scrivere questo libro perché certe trasformazioni, quando le vivi, non hanno una trama chiara. Le capisci solo dopo, mettendole in fila. Scrivere è stato il modo che ho trovato per fare ordine in quello che mi era successo — e per condividerlo con chi, leggendolo, riconoscerà magari qualcosa della propria storia in questa scelta che non avevo previsto.
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